Accogliere i viaggiatori è una cosa semplice: la mia opinione sul lavoro di Comuni e Pro Loco nella promozione del territorio

Per scrivere questo articolo prendo spunto dalla mia recente vacanza a Civita per poi tornare indietro nel tempo e raccontarti il fallito tentativo di fare qualcosa per la mia città di Soverato.

Dal 2016 come sai, sono impegnata nella promozione del territorio calabrese, ho scritto una guida e ricevo ogni anno messaggi ed email di viaggiatori che vogliono avere dei consigli sui loro itinerari. I feedback che ricevo sono sempre positivi ma c’è sempre qualcosa per cui ritornano a casa amareggiati, che sia il paesaggio deturpato dalla spazzatura o l’assenza di trasporti pubblici efficienti. Io sono la prima a sostenere che non possiamo focalizzarci sulle cose negative ma non voglio neanche essere uno struzzo e infilare la testa sotto la sabbia.

Sarà un cliché ripetuto mille volte ma è la realtà: qui in Calabria abbiamo un patrimonio immenso e gli enti territoriali, comuni e pro loco in primis, navigano a vista, sono disorganizzati, non hanno sogni né visione né competenze tecniche per potersi prendere cura della propria destinazione.

Se fosse per me un assessore al turismo dovrebbe formarsi per almeno sei mesi e poi ritornare al proprio posto perchè non ci si può occupare di turismo se non hai la minima cognizione dell’importanza di una pianificazione strategica.  Si rimane attaccati alla poltrona per anni senza fare nulla quando basterebbe solo avere un po’ di amore per la propria terra, solo questo.

A riguardo mi viene in mente ad esempio Gianfilippo Mignogna, Sindaco di Biccari e Vice Presidente dei Borghi Autentici d’Italia, innamorato del suo paese e dei Monti Dauni dove sta portando avanti un grande lavoro di valorizzazione del territorio rendendo protagonista anche la comunità locale. Quello che sogno in Calabria è che ci siano amministratori come lui, meno attaccati alla politica e più alle proprie radici.

Le case Kodra di Civita: una caccia al tesoro

Di Civita te ne ho parlato così tante volte che forse la conoscerai a memoria. Questa volta però lo faccio con un po’ di senso critico e non perché voglio giudicare, semplicemente perché stando lì due settimane ho avuto modo di notare alcune cose e mi farebbe piacere che l’amministrazione comunale ne prendesse consapevolezza per migliorare e regalare un’esperienza positiva al viaggiatore.

Nel centro storico ci sono le curiose case Kodra, abitazioni dal volto umano con piccole finestrelle che sembrano occhi, canne fumarie come nasi e porte simili ad una bocca. Sono dedicate al famoso pittore post cubista albanese Ibrahim Kodra che visitò il borgo negli anni ’90.

Scoprire queste sei casette è una vera e propria caccia al tesoro perché non ci sono né indicazioni né brochure né mappe che ti facciano capire dove si trovano. Per carità sarà anche divertente come esperienza ma chi ha solo qualche ora per esplorare il paese non può perdere tempo. Le informazioni devono essere esatte, a portata di mano, facili da reperire, soprattutto on line.

In due settimane ho incontrato almeno una decina di turisti e fotografi alla ricerca di queste curiose abitazioni.

Basterebbe osservare e ascoltare per comprendere che c’è un gap informativo da colmare.

Quindi ora mi chiedo perché il comune non provvede a segnalarle dal momento che sono uno dei punti di interesse del borgo così come ha fatto per il Ponte del Diavolo?

 

Dopo Civita ci tenevo a dirti  qualcosa anche sul Museo delle Icone e della Tradizione Bizantina di Frascineto. Anche qui per avere informazioni è stata un’impresa ardua: orari sbagliati sulla scheda di Google My Business e numeri del comune completamente muti.

Alla fine sono riuscita a scoprire questo unicum a livello nazionale con un patrimonio di oltre 900 icone del XVII-XX secolo provenienti dalla Russia ma a partecipare alla visita eravamo solo in tre, mentre a soli 6 km di distanza, Civita era affollata di turisti.

Qualche domanda me la sono fatta. Come mai non lo conosce nessuno? Perchè a Civita non c’è una brochure che riguardi il Museo?

Se vogliamo far conoscere le nostre bellezze dobbiamo essere consapevoli delle potenzialità degli strumenti digitali che abbiamo a disposizione: realizziamo siti web moderni, usiamo i social non solo per raccontare ma anche per sponsorizzare i contenuti e ampliare il pubblico. Non possiamo rimanere con le mani in mano aspettandoci che le persone conoscano la nostra città per puro caso, attiviamoci.

Come consulente di web marketing turistico ogni giorno cerco di trasmettere alle strutture ricettive la vera differenza che possono fare strumenti come la SEO, l’email marketing e canali come Facebook e Instagram.

Ora arrivo al tasto dolente, Soverato.

Soverato non è solo mare

Soverato è una delle destinazioni più frequentate della Calabria, sia dai giovani che dalle famiglie: mare spettacolare, movida e un lungomare dove passeggiare e praticare sport. Questo è tutto quello che conoscono i turisti.

Eppure sotto la punta dell’iceberg c’è un mondo sommerso che ho imparato a conoscere con il tempo:

  • un enorme capannone industriale che negli anni ’30 era una raffineria di quarzo estratto a Davoli
  • la piccola chiesetta della Madonna di Porto Salvo con gli affreschi dipinti da Pinizzotto, l’iraniana Ghazanfari e De Pasquale.
  • le grotticelle funerarie dell’età del Bronzo
  • una cava di macine di epoca romana
  • un giardino botanico con quattro postazioni antiaeree della seconda guerra mondiale
  • la splendida Pietà di Antonello Gagini in marmo di Carrara custodita all’interno della Chiesa di Maria SS. Addolorata di Soverato Superiore
  • il borgo abbandonato di Soverato Vecchia.

Ecco, forse non ti aspettavi tutto questo, eppure le mie proposte all’assessorato al turismo nel 2017 sono rimaste inascoltate. Volevo semplicemente fare qualcosa per la mia città e mettere in campo le competenze che avevo acquisito fino ad allora.

Passata la delusione mi sono buttata nella Pro Loco credendo che le cose andassero meglio e come si dice in questi casi “sono caduta dalla padella alla brace”.

Il termine “Pro Loco”, lo ricordo per chi se lo fosse dimenticato, deriva dal latino e significa “a favore del luogo” non “a favore delle sagre”.

Nei sei mesi in cui ho fatto parte del direttivo di promozione del territorio non ho visto nulla, solo tanto impegno per partecipare a bandi e nient’altro.

La Pro Loco non può e non deve essere il parcheggio di over 60 che non hanno voglia di fare nulla per la propria città perché tanto vale starsene a casa e passare il proprio tempo in maniera più produttiva.

Dopo queste due esperienze negative ho promesso a me stessa che non avrei avuto più a che fare con la politica e avrei portato avanti la promozione della Calabria da sola o comunque con chi viaggia sul mio stesso binario e ha a cuore questa terra.

Ad oggi ne conosco solo una che si è distinta per i risultati raggiunti ed è quella di Brancaleone, guidata da Carmine Verduci. Ho incontrato per la prima volta il giovane presidente nel febbraio 2017 in occasione dell’uscita alla Villa Romana di Casignana e al Parco Archeologico di Locri Epizefiri e ora è mio confidente e amico, la persona con cui mi confronto stando ore e ore al telefono.

Grazie al suo impegno e al sostegno dei suoi soci è riuscito a trasformare la sua cittadina, completamente sconosciuta al settore turistico, in una destinazione a tutti gli effetti. Ogni giorno si prende cura del borgo antico di Brancaleone Vetus, organizza eventi culturali presso la Casa del Confino Politico di Cesare Pavese, workshop, mostre fotografiche ed esperienze, valorizzando l’intero patrimonio storico, naturalistico e culturale dell’area reggina.

Sai perchè questa Pro Loco ha avuto e continua ad avere successo? Perché chi ne fa parte ama incondizionatamente il proprio paese senza nessun secondo fine. Ecco solo l’amore può salvare i nostri territori, nient’altro.

Luigina
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