Trekking in Aspromonte: 4 sentieri speciali in Calabria

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Oggi per questo articolo sui percorsi di trekking in Aspromonte lascio cuore e penna in mano alle guide naturalistiche del Parco Nazionale, le sentinelle che conoscono più di qualunque altro le montagne calabresi e che macinano km e km per accompagnare noi e tantissimi altri viaggiatori curiosi alla scoperta delle meraviglie della nostra terra.

Con ognuno di loro ho percorso un pezzo della mia vita. Ci sono Noemi e Andrea che mi hanno fatto percepire in silenzio la magnificenza della Frana Colella, uno dei movimenti franosi più estesi d’Europa e geosito di interesse mondiale, Angela che ci ha guidato insieme ad Asproseby lungo le inesplorate Gole del San Paolo di Gerace, Domenico con cui ho vissuto l’esperienza dell’archeotrekking a Reggio Calabria e per finire i ragazzi dell’Associazione Boschetto Fiorito che mi hanno supportato nell’organizzazione del primo blog tour in Aspromonte.

Escursioni in Aspromonte: tra cascate, borghi abbandonati e rifugi recuperati

Per questo primo percorso di trekking nel Parco Nazionale d’Aspromonte le guide Noemi Evoli e Andrea Ciulla ci portano alle Cascate dell’Amendolea, una delle mete più frequentate dell’area naturalistica.

Siamo nell’area ellenofona di Rocccaforte Del Greco, dove ancora oggi resiste il greko di Calabria, la minoranza linguistica più studiata d’Europa assieme a quella basca.

Una comunità che nel 2020 ha festeggiato il bicentenario di un evento importante che ha segnato l’inizio di un’attenzione sempre crescente da parte di esperti come Karanastasis e Rohlfs. Infatti, nel 1820 il filologo tedesco Karl Witte visitò il borgo di Bova e l’anno dopo pubblicò il canto greco-calabro “Iglio pu olo ton cosmo porpatì” sulla rivista tedesca “Gesellshalter” facendo conoscere questa lingua al resto del mondo.

Cascate dell’Amendolea

cascate maesano uno dei sentieri di trekking in aspromonte

Photo Credits Noemi Evoli

 

Nel cuore dell’Aspromonte, a circa 1300 metri s.l.m., sorgono le più famose e conosciute cascate del Parco Nazionale: le Cascate Maesano, chiamate anche Cascate dell’Amendolea.

Incastonate tra le pareti scoscese e selvagge della “montagna lucente” (“aspro” in greco di calabria significa “bianco”), nel territorio di Roccaforte del Greco, offrono tre spettacolari salti dentro a pozze d’acqua color turchese non appena giungiamo al punto panoramico dopo circa 1h 30 m di cammino.

Punto di partenza dell’escursione è la sponda sinistra del Torrente Menta, a valle del lago artificiale originato dall’omonima diga. Da qui attraversiamo un meraviglioso bosco di faggio e abete bianco, costeggiando il corso d’acqua del Menta, prima di affacciarci sul versante sud orientale dell’Aspromonte dove le pinete naturali di pino laricio, ginestre e asfodeli, dominano il paesaggio.

Camminando con attenzione e rispetto nel bosco, non è difficile osservare la ricca fauna presente: trote che nuotano veloci nel torrente, la salamandra pezzata e la rara salamandrina dagli occhiali nelle zone più umide, o di incontrare il curioso scoiattolo nero meridionale.

Arrivati infine al punto panoramico, ci troviamo di fronte alla maestosità di questo straordinario monumento naturale, e non possiamo fare a meno di contemplare la sua straordinaria bellezza.

Scheda tecnica

Livello: E (escursionistico)

Lunghezza: 4km

Dislivello: 250m in salita e in discesa

Tipologia: in linea (andata e ritorno sullo stesso percorso)

Chi siamo

Siamo Noemi Evoli e Andrea Ciulla, Guide Ufficiali del Parco Nazionale dell’Aspromonte, associate AIGAE. Insieme portiamo avanti, da qualche anno, il progetto Passi Narranti, il cui principale intento ed interesse è quello di comunicare la cultura e la natura dell’Aspromonte e del suo Parco, promuovendo le unicità del territorio, soprattutto attraverso attività di escursionismo ed educazione culturale e ambientale.

Proponiamo itinerari tematici guidando ogni passo su percorsi spesso poco conosciuti, alla scoperta della bellezza autentica del territorio aspromontano ricco di storia, tradizioni, biodiversità, paesaggi e piccoli tesori diffusi.

Offriamo esperienze uniche ad ogni percorso, narrando i luoghi sotto molteplici punti di vista, alternando momenti di condivisione, ludici e ricreativi, a momenti di silenzio dedicati all’ascolto e alla meditazione, stando sempre attenti all’ambiente che ci ospita e ci circonda. Dall’insegnare a riconoscere i segni di presenza degli animali del bosco alla natura di piante ed alberi, dal racconto di miti e leggende sotto un cielo stellato al narrare il paesaggio geologico, dal far conoscere il patrimonio archeologico diffuso e quello della memoria popolare, ci piace sempre provare a far immergere ognuno nel tempo lento della nostra terra, lontano dalla frenesia della moderna quotidianità.

Organizziamo percorsi per tutti, laboratori didattici, piccoli eventi, seminari e corsi di formazione, collaborando con agenzie, tour operator, associazioni, scuole  di ogni ordine e grado e privati cittadini.

Sas amènome ston Aspromonte ( Vi aspettiamo in Aspromonte ).

Contatti

Ora tocca a Domenico Guarna che ci fa immergere nel cuore della Valle dell’Amendolea partendo da Gallicianò, l’unico paese interamente ellenofono, per arrivare a Focolio dove si trovano i ruderi di uno dei numerosi mulini che sfruttavano la forza idraulica della fiumara d’argento.

Tra i greci di Calabria da Gallicianò all’antico mulino di Focolio

gallicianò-focolio una delle escursioni di trekking in aspromonte

Photo credits Domenico Guarna

 

Calos irthete, ode manacho stes oscie fortomene ascepono ce asce tragudia. Che tradotto dal greco di Calabria vuol dire: Benvenuti (a Gallicianò), qui solo tra le montagne cariche di dolore e di canti. E’ questo il benvenuto che si riceve al belvedere del Calvario, un meraviglioso balcone con vista sull’intero paese da dove inizierà il nostro percorso verso il “Gigante d’argento”, la Fiumara Amendolea.

Una volta raggiunta la fiumara, se la portata lo consente, potremmo guadarla, altrimenti rigenerandoci nelle sue acque cristalline parleremo della storia del mulino. Successivamente riprenderemo il sentiero che ci permetterà di raggiungere Gallicianò e tutte le sue bellezze che ci parlano di un passato e di un presente tra oriente ed occidente.

Scheda tecnica

Livello: E (escursionistico)

durata: 6 ore

dislivello: 600 metri

Chi sono

Sono Domenico Guarna, un reggino con la passione viscerale per la propria terra. Da giornalista cerco di raccontarla nei suoi contrasti forti, nelle sue bellezze mozzafiato e nelle pochezze miserabili.  Trovi i miei racconti di viaggio su viaggioapiedi.net.

Conseguita la laurea in Giurisprudenza presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ho avviato un’ attività ricettiva extralberghiera ed al momento approfondisco i miei studi da storico presso la facoltà di lettere dell’Università di Messina.

Sono una guida ambientale Aigae e nelle mie escursioni amo coniugare l’aspetto paesaggistico con quello storico e antropico.

Contatti

Il penultimo percorso di trekking raccontato da Angela Latella ci porta un po’ più a nord, ad Africo Vecchio, un paesino abbandonato negli anni ’50 a seguito di un’alluvione come tanti altri seguiti dopo, tra cui Pentedattilo e Roghudi Vecchio.

Un piccolo borgo raccontato dal patriota, ambientalista e politico Zanotti Bianco nel libro “Tra la perduta gente” e location del film “Aspromonte –  La terra degli ultimi” del regista Mimmo Calopresti.

Africo Vecchio

africo vecchio-sentiero trekking aspromonte

Photo credits Angela Latella

Già solo avvicinarsi al punto di partenza dell’escursione è un viaggio a sé. Quando da Bova marina cominci a salire lungo la strada che porta ai piani di Bova, capisci subito che stai per avventurarti nelle pieghe di un Aspromonte selvatico, che sa di legna bruciata e foglie, di ginestra e vento.

La strada serpeggia tra piccole pareti di roccia punteggiate di cisto e salvione, regalando panorami mozzafiato anche prima di cominciare il nostro trekking.

Lasciamo le macchine in località Pedimpiso e cominciamo a camminare lungo un’ampia sterrata, l’unica, che porta ad Africo Vecchio. Attorno a noi è un tripudio di macchia mediterranea, con querce frondose e grandi cespugli di erica arborea. Non è raro, poi, vederci attraversare la strada da piccoli branchi di maiali allo stato semi-brado, per lo più di proprietà di quei pochi africoti, o meglio i loro eredi, che non hanno mai lasciato veramente il paese natio.

Attraversiamo i cancelli del villaggio Carrà, un piccolo agglomerato di case popolari costruite dopo l’alluvione del ’51, e superiamo l’omonimo casello prima di cominciare a scendere verso il paese abbandonato. Un primo bivio, poi una serie di tornanti ed ecco che, in lontananza, riusciamo a scorgere i ruderi di Casalinuovo, l’antica frazione di Africo posizionata sul versante opposto.

Ora le prima case diroccate cominciano a vedersi, camminiamo sull’arenaria incrociando il corso di ruscelli ormai asciutti e resti di vecchi mulini. Alla nostra sinistra la Scuola Elementare tanto voluta da Zanotti Bianco, poi l’asilo, il comando dei Carabinieri e, infine, dopo aver scansato qualche invadente ramo di rovo, eccoci nella piazza principale, davanti alla chiesa di San Salvatore, ultimo rifugio degli africoti in quella buia notte di ottobre.

Ci fermiamo un attimo in contemplazione, ci piace recitare la poesia di Giovanni Favasuli “Sugnu africotu”, esploriamo i ruderi ricoperti di rovi, muschio e ricordi.

Alla sinistra della chiesa, un piccolo sentiero si inerpica facendoci uscire dall’abitato. Poco più avanti, sulla destra, notiamo dei vecchi palmenti a testimonianza della presenza di vigneti in quest’area.

In breve tempo ci troviamo nuovamente sulla strada sterrata, su un lato il vecchio cimitero, dall’altro la via verso la chiesetta isolata dedicata a San Leo. Arriviamo nello spiazzo antistante la chiesa, non siamo lontani dal torrente Aposcipo e tutta una serie di familiari cime d’Aspromonte si presenta ai nostri occhi.

Consumiamo un pranzo frugale nel tiepido sole invernale, la moca “da trekking” borbotta sul fornello da campo, un ultimo sguardo al piccolo edificio in pietra e di nuovo in cammino.

Non ripercorriamo il sentiero verso il paese, ma proseguiamo sulla sterrata che supera il cimitero. Ancora tornanti, stavolta in salita, ma ancora tra la macchia mediterranea in cui riconosciamo diversi esemplari di pero selvatico.

Il nostro anello si chiude e siamo di nuovo sulla sterrata che ci riporta al villaggio Carrà e, infine, alle auto.

Scheda tecnica

Livello: E (escursionistico)

Lunghezza: 16 km

Dislivello: 400 m circa

Chi sono

Ciao a tutti! Mi chiamo Angela, aspromontana inconsapevole in famiglia da prima di riuscire a leggere, diventata pienamente cosciente (e adorante) più o meno in età adolescenziale quando ho vissuto le prime entusiasmanti avventure montanare con i miei amici scout.

Trekker a tempo pieno dal 2011 grazie al CRAL dell’Università Mediterranea, guida escursionistica dal 2016, al servizio dei camminatori di Magna Graecia Outdoor, per “colpa” dell’amico e mentore Aldo Rizzo.

Sono appassionata di piante spontanee e dei segni che gli animali lasciano sul nostro cammino, mi emoziono più per una cacca di lupo che per una borsa nuova e, nella mia scarpiera, il numero di scarponcini supera di gran lunga quello dei tacchi a spillo.

Per me, camminare in natura significa vivere mille vite in una: quella del pastore di 1000 anni fa, quella del capriolo che cerca il cibo per il suo piccolo, quella della ninfa che si trasforma in fiore, quella del falco pellegrino che scende velocissimo in picchiata sulla preda.

Delle escursioni con i miei conterranei, o con camminatori di diverse parti del mondo, amo ascoltare quello che loro hanno da dire su quello che stanno vivendo, più che parlare troppo io stessa.

Mi sento onorata di poter far scoprire agli altri luoghi e sensazioni che non hanno prezzo.

Buoni passi!

Contatti

Concludiamo questo lungo articolo sulle escursioni in Aspromonte spostandoci nel territorio di Antonimina che ho avuto la fortuna di scoprire un paio di anni fa grazie ad un weekend e poi al blog tour che ho organizzato grazie alla collaborazione dei ragazzi dell’Associazione Boschetto Fiorito.

Il sentiero dei ricottari

sentiero dei ricottari - itinerario trekking aspromonte

Photo credits Associazione Boschetto Fiorito

Antica via che da Antonimina porta ai piani dello Zomaro, valica l’Aspromonte e porta ai paesi dell’altro versante, quello Tirrenico, Cittanova su tutti. In questi paesi veniva venduta la ricotta, ma in generale era rotta commerciale, raccontataci dai nostri nonni.

L’abbiamo riscoperta noi dell’Associazione Boschetto Fiorito ideando un sentiero che parte da Antonimina (320 m.s.l.m.), e si conclude al Rifugio “Il Boschetto” (950 m.s.l.m.), con la variante che permette di rientrare al punto di partenza.

Il cammino si snoda attraverso il paese tra i vicoli suggestivi e scorci che rimandano ad altri tempi, forni esterni, retaggi di tempi antichi, e porticati in pietra che incorniciano i portoni d’ingresso delle case più importanti, lavorati da abili scalpellini.

Arrivati nella parte alta del borgo dove si sovrasta con lo sguardo, non solo Antonimina, ma anche tutta la sua vallata, il custode “Monte Tre Pizzi” e addirittura un pezzo di riviera dei Gelsomini. Da qui imbocchiamo una carrareccia che ci permette di costeggiare la “fiumara Micò”, aprendo la vista a paesaggi unici, sulle rocce, come la “Rocca i Cola” o la “Rocca di San Mauro” e anche sulla vegetazione, che dalla macchia mediterranea varia ai boschi di leccio, quercia, castagno, e poi nelle quote più alte lascia spazio al faggio.

Il sentiero, a tratti difficile, ripercorre i passi dei nostri avi, e lascia intravedere nel bosco i manufatti, ormai ruderi, lasciateci in eredità, le stalle, i ricoveri dei pastori, i terrazzamenti, ma anche il sentiero stesso. Infatti, in alcuni punti è possibile vedere il selciato in pietra o addirittura alcuni scalini.

Arrivati in cima sui piani dello Zomaro, a circa 1000 metri s.l.m, il premio è un antico rifugio degli anni ’30 che abbiamo preso in gestione dal comune, ristrutturato dove necessario, e reso fruibile ai tantissimi escursionisti che percorrono il Sentiero del Brigante e il Sentiero Italia.

La struttura ha un ampio spazio all’esterno dove è possibile allestire eventualmente un campo tende ed è dotata di un impianto solare per la produzione di corrente elettrica e acqua calda, essendo così autonoma al 100%.

A pochi passi dall’edificio ci sono gli scavi archeologici che hanno portato alla luce uno dei fortini più importanti della Magna Grecia, presidio della via di comunicazione che da Locri Epizefiri portava alle colonie nella parte tirrenica, segno che questa via che percorriamo era già battuta in tempi antichi, ereditata dai nostri nonni che poi l’hanno tramandata a noi.

Leggi anche:

Siti e Parchi Archeologici in Calabria: 14 tesori da visitare

Scheda tecnica

Livello: E (escursionistico)

Durata: 3 ore e mezza circa

Lunghezza: 7 km

Dislivello: 850 m

Chi siamo

La nostra associazione “Boschetto Fiorito” nasce nel 2016 ad Antonimina, piccolo centro nell’entroterra della Locride, e prende il nome dalla leggenda che vuole il nome del paese Antonimina derivi dal greco “Antos Nemos”, che tradotto significa boschetto fiorito.

Siamo 4 ragazzi che dopo aver completato il proprio percorso di studi ed essere stati in giro per l’Italia e all’estero, abbiamo deciso di fermarci nel nostro territorio e fare dell’escursionismo il nostro cavallo di battaglia, infatti siamo guide ambientali escursionistiche, associate ad AIGAE.

Perché l’escursionismo? Perché siamo prima di tutto appassionati della nostra montagna, e amiamo svolgere questo tipo di attività, ma soprattutto siamo convinti che possediamo un patrimonio montano con percorsi escursionistici e paesaggi dalle caratteristiche uniche.

Tali escursioni si basano attualmente sulla mobilità a piedi, percorrendo i sentieri più belli del nostro Aspromonte, come Pietra Cappa, il monolite più alto d’Europa, Monte Tre Pizzi, Montalto e tanti altri, ma anche di altri territori regionali.

Per il prossimo futuro stiamo implementando i servizi abbinando escursioni anche in mountain-bike. Escursioni che vanno a promuovere le peculiarità storiche ed antropologiche del nostro territorio.

Ma per far conoscere le meraviglie del territorio ai viaggiatori e turisti, abbiamo capito che era necessario farli rimanere nel paese. Da qui l’idea di promuovere l’ospitalità diffusa nel borgo di Antonimina.

Gli ospiti vengono accolti nelle numerose case sparse per il borgo ed entrano così in contatto con il calore autentico dell’ospitalità e dell’accoglienza rurale vivendo un’esperienza sostenibile e non convenzionale, lontano dai rumori e dal caos frenetico della città.

Contatti

Vuoi scoprire meglio il Parco Nazionale d’Aspromonte, i borghi, la cultura millenaria e avere altri spunti per le tue escursioni in Calabria? Leggi anche gli articoli qui sotto: 

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Luigina
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